°°°°VAMPIRI PER L’ETERNITA’?°°°° – parte 1

“…ma il tuo alter ego, che tipo è?”

 

“E’ un tipo stravagante.”

 

“Notturno, immagino. E poi? Poetico? Malinconico?.. Solo?”

 

“Notturno, per quanto possa sembrare scontato. È un tipo interessante, che ama camminare sul filo del rasoio, che adora la pioggia e l’oscuro, che ama e a volte odia se stesso.”

 

“E la scissione di queste due perturbanti metà è perfetta? Nel senso un giorno potrei incontrare solo Ylenia, e una volta solo l’alter ego?”

 

“E’ una domanda che mi pongo spesso. Probabilmente non esiste Ylenia senza AtrocitA.”

 

“Di ad AtrocitA che esiste un ragno disperato che le intona una serenata. Dille che non la temo, non la giudico, non la disprezzo. Solo, sul davanzale l’aspetto.”

 

“C’è solo un problema. E’ aracnofobica…”

 

“Meglio. La paura dovrebbe piacerle. E un ragno spaventarla meno di un grigio e becero passante umano di tutti i giorni.”

 

 

 

E così iniziò un gioco, una ricerca.

 

 

“Quella stanza era un piccolo rifugio di lenzuola bianche. Nel buio lei vedeva a malapena, poteva udire soltanto il tremare freddo del temporale all’esterno. La colse appena un gemito quando sentì nel buio uno stridere di denti e qualcosa di atroce come un ago le penetrò la candida pelle. “Sta ferma” le disse una voce roca. Ma lei sorrise, di muoversi non ne aveva l’intenzione.”

 

“Si lasciò andare, quel corpo freddo e morto le sembrava pieno di vita. O stava solo sognando? Non le importava… era un’esplosione di piacere quel pizzicorio, quelle mani che le cingevano il fianco e le sorreggevano la nuca, quella mano impastata e nascosta nei rossi capelli di lei. Come le piaceva che qualcuno si preoccupava così di lei, del suo piacere!”

 

“Le sembrò di non sentirsi così al sicuro da tempo. Ed era padrona di sé, senza paura, libera. Quella creatura non la giudicava, era anzi la causa di un primo vero piacere. Sentì il calore del respiro di lui sul suo collo, gocce di sangue caldo caddero dalla bocca di lui, colando sulla spalla di lei. Carezze macabre di inchiostro porpora. “Sto perdendo la testa” ansimò, eccitata.”

 

“E così fu. Perse letteralmente la testa. Si dimenticò delle sue delusioni, dei capelli arruffati, dell’uomo che l’aveva tradita, del bucato non steso e della situazione in cui era. Era a letto con un morto. Che però la faceva sentire di nuovo viva. Quelle strette così fredde e leggere che le dava lui le ricordavano il suo esser donna. Quelle carezze, quel dolore misto a piacere. Si chiese però perché non riuscisse a ricambiare questa forte onda che travolgeva lei e il suo sesso. Non aveva idea di cosa sarebbe accaduto, nemmeno di cosa avrebbe detto fatto dopo. Si stava ubriacando di piacere, e lui era il suo alcolico.”

 

“Lui esplorava quel corpo caldo con movimenti delicati, ma ricchi di fame. Quel corpo era per lui la fonte di un mondo nuovo. Le carezzò i capelli, i contorni del viso, e si scoprì commosso nel rivedersi in quegli occhi, due specchi di acqua limpidi che pregavano il dolore di prosciugarsi via. La bramava. Ma lui si chiese se una donna così bella e legata così tanto ai doveri mortali, avrebbe mai amato e seguito ciò che di folle e rivoluzionario e intensamente eterno lui rappresentava.”

 

“Il dubbio sfiorò lui così come toccò lei. Quasi fosse telepatia. E per calmare quel gelido animo irrequieto, lei provò a destarsi da quel paradiso in cui era entrata e cercò la sua bocca. Labbra carnose e bagnate toccarono le sue, un po’ più sottili. E istintivamente le leccò, leccò via da quella bocca una parte di lei, si assaggiò come non aveva mai fatto prima. Non capiva come potesse piacergli così tanto al punto di averla così come non l’aveva avuta nessuno. Pose le mani candide e dalle unghie curate sul volto di lui, tirato, teso, e lo baciò con passione.”

 

“Lei lo aveva capito. Non era mai successo. Il suo cuore era ancora immobile o gridava per esplodergli nel petto? Chiusero gli occhi. Lo scambio magico di sangue e saliva li portò ad avere una visione, viva. Erano in un vicolo, Vienna forse, musica di violini tzigani. E loro, ombre diafane, camminavano, finalmente invisibili a tutti. Si ridestarono. Lui sperò che lei capisse ciò che lui rappresentava. Ancora emozionato, scese a leccare il suo ombelico, e poi, più giù.”

 

“Lei non capiva. Le venne in mente e pronunciò con un filo di voce “Sogno o son desta?”. Ma lui la sentì, si fermò colo un istante per guardarla negli occhi che perfino al buio rilucevano di passione. Un mezzo sorriso, e tornò a concentrarsi sul corpo di lei, che improvvisamente si sentì una stupida, come una bambina che vedeva la neve per la prima volta. Ma lui sapeva muoversi bene, sapeva dove e cosa toccare per riportarla alla realtà. Lembi di lenzuola tenuti stretti fra le mani di lei, macchiati di sangue che ancora, goccia dopo goccia, uscivano da quella piccola ferita che le aveva però procurato tanto piacere. La candida camicia da notte era ormai persa nel grande letto.”

 

“Lui sapeva di non aver mai visto neppure in vita un corpo dalle forme tanto belle, due occhi simili, una simile pelle. Doveva regalare a quel corpo un piacere estremo, così carezzò con la sua lingua il sesso di lei, lo succhiò delicatamente con le labbra, ne assaggiò e bevve l’interno, carezzando l’esterno con le dita. Se lei fosse diventata la sua dama di morte, avrebbe reso ogni notte lunghissima per stare sdraiato in quel letto e vedere lei divincolarsi su di lui gemendo di piacere.”

 

“Sperava che potesse durare all’infinito, ma sapeva che non sarebbe stato così. L’alba sarebbe giunta, e lui sarebbe andato, lasciandola come è sempre stata lasciata. Da sola, in un letto, a ricucire le sue ferite. Qualcosa le impediva di vivere questo momento con tutta l’intensità possibile. Lui lo percepì, forse, perché improvvisamente allungò le mani verso i fianchi di lei, la testa ancora china fra le gambe bianche. La tenne stretta, òe carezzò l’ombelico, i palmi delle mani, le braccia. Non escluse i seni, così morbidi da aver paura di spezzarli. Aveva capito la paura che angosciava quella giovane donna e cercò di placare il suo tormento, ricordandole che non era li solo per del mero sesso. Lui non era un misero umano. Lui era diverso… alzò il volto da quel sesso umido e caldo che lo aveva invitato come fosse il diavolo tentatore, si portò su di lei, senza comprimerle il petto e la baciò. La baciò con amore misto a desiderio. Voleva che sapesse che sarebbe stata sua, ora e per sempre, se solo avesse voluto.”

 

“ “Non me ne andrò con le prime luci del sole. Non è solo desiderio del corpo, è un desiderio di appartenerci, insieme, protetta da me in un mondo migliore di questo. Se tu lo vorrai, io rimarrò accanto a te. Non ho mai passato una notte con simili scambi di tenerezza e carnale passione. Non sparirò, e tu vivrai ciò che ti offro, se lo vorrai…”disse lui”.

 

“Le sembrò come un fulmine che si improvvisa danzatore in un cielo terso. Non avevano senso quelle parole per lei, non in quel momento, non durante quel bacio che la ridestò da dubbi e incertezze. Poi colse il senso di quelle parole, così stranamente calde da sembrare impossibili. Ma tutto sembrava impossibile, tutto lo era. O forse no? E si improvvisò danzatrice come il fulmine, come quelle parole. Lo baciò ancora, gli baciò il collo, poi sentì il fruscio della seta della camicia di lui. Con la schiena che poggiava sui grandi cuscini coperti di stoffa  rosa, decise che avrebbe dovuto rispondere, ma non solo a parole. E continuò a baciare quelle labbra umide mentre, impacciata, cercava di farsi avanti fra i bottoni di perla. Sussurrava un labile si ripetuto come una nenia. Non ce la faceva più, sentiva il bisogno di esplodere, di liberarsi dai pensieri e ansie e paure. E tolta la camicia di lui, iniziò a spingerlo con le spalle sul letto.”

 

“Lui sentì il bisogno di lei, nessun povero mortale aveva mai avuto bisogno di lei come lui in quel momento. Voleva godere di quella bocca, di quei seni, di quel corpo. Voleva che isi, che lei ripeteva come incantata, fossero infiniti, che non arrivasse mai mattino, che i loro corpi si fondessero, eccitati, in uno solo.”

 

“Decise così di ripagare le attenzioni  e l’amore ricevuto con altro amore. Istintivamente poggiò le labbra sul petto di lui, e come fosse una serpe, strisciò la lingua su quel busto, scolpito si, ma non volgare. Le ricordava la bellezza delle statue di marmo greche. Gli leccò il collo, e ancora una volta, seguendo il suo istinto, affondò i denti nella fredda carne di lui. Ma non successe niente. Sentiva solo il bisogno di mordere.”

 

“Lui rise. “Lo sai che se hai voglia di mordermi, la mia carne è sempre qui per te, vero?”disse. La strinse, ma lei sembrava irrefrenabile…”

 

 

Si ridestò da quel magnifico incubo. Da quel sogno. Non sapeva nemmeno lei cosa fosse, ma era certa del brivido che le davano quelle parole.

 

 

*Sento di dovermi fermare qui. Trascriverei ancora la storia di una giovane donna dai capelli rossi e del suo improvviso amante. Il brivido, però, è arrivato anche a me.*

 

* Anche a me. Prometti che lo conserverai per quando ti incontrerò. Notte, mia compagna di questa nottata. Sai dove sono, se hai voglia di mordere.*

 

*Se lo conservo sarò costretta ad arrivare fino alla fine, come questa nostra fanciulla. Giovedì ho dimenticato l’esame. Domani saprò dirti a che ora. Lieta notte mio giovane amante di penna.*

 

 

Era oramai il 28 di settembre. Erano le 03.45 del mattino. Quel letto le sembrava troppo grande e lei si sentiva troppo sola. Non era abituata a quella mancanza. O meglio, se ne era fatta una ragione. Ed ora che lo aveva trovato, quel demone se ne era andato, fuggito di notte per tornare nel suo nido di fiamme. L’aveva lasciata da sola e lei non aveva posto obiezione. Sapeva dal primo scambio di pensieri che sarebbe finita, che si sarebbe trovata di nuovo da sola. Presa in giro come sempre. Ma era solo un’anima grigia, lei. Né carne né pesce, come le diceva la madre. Ma lei non ci voleva credere mai. Ora voleva godersi quei momenti di follia. L’amica l’aveva avvisata: sappi che riceverai una grossa mazzata.

 

Lo sapeva. Ma chiuse quel terribile presentimento in uno dei tanti cassetti del suo cuore di donna.

 

 

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