°°°° INCREDIBILMENTE EGOISTA °°°°

Grazie al cielo solo ora ho il tempo di sedermi e pensare. Poche ore fa saremmo stati a casa di mia zia a festeggiare il compleanno di mio nonno. Ma niente festa per lui. Quelli di una volta si che erano dei giorni passati come si deve… sempre a ridere e scherzare. Noi eravamo piccoli, però ci si divertiva con poco, perfino giocando a nascondino che, al tempo dei primordiali “Gormiti”, aveva assunto una forma tutta particolare e soprattutto nostra. Bei tempi quelli dove faceva freddo a dicembre, dove tutti ridevano veramente ed erano felici. Da qualche anno la mia felicità è scomparsa, ammetto di non essere più la stessa. Forse perché ho affrontato il tutto mentre crescevo, mentre da bambina diventavo teenager.

Sono due giorni che corro dietro mamma. Deve fare i regali di Natale. Ma poi mi chiedo: quale Natale? Per me non c’è nessun Natale. Ora le corse sono per i regali costosi e decisamente poco utili, ognuno alla ricerca della maglia appena uscita, di un Rolex, di una borsa che faccia bella figura. Quasi a nessuno importa quanto si spende per tutto questo. Spesa inutile secondo me dal momento che non si compra la felicità. E quando non c’è tutti la cercano, ognuno brama quella sensazione che ti dona solo una bottiglia di alcool. Sei fuori dai discorsi, sei triste ma ridi lo stesso. E poi stai male. Da 8 anni le feste sono così per me. Finta allegria, che però rende felici le persone che mi stanno attorno. E mi guardano come quando ero piccola che per soffiare sulle candeline infilavo il muso nella panna; o ancora come, nel momento più inaspettato, camminavo da sola. Quegli occhi che brillano. Pochi istanti. Ma sono tutti felici. E così, tralasciando tale digressione e scorrendo una decina di righe più su, torno a chiedermi cosa renda veramente felice una persona. Allo stesso tempo però mi trovo davanti a tante strade diverse. Tante domande alle quali non so rispondere. O forse non voglio, perché qualunque sia la risposta sarà sempre quella sbagliata. Le persone credono troppo nelle mie potenzialità, non dispenso sorrisi. Però li cercano lo stesso. Tutti sono felici. Ma non riesco a rendere felice me stessa. Così come non riesco a rendere felice Lui. Ma forse non mi impegno abbastanza. Potrei far di più ma niente, non mi riesce. E qui appaiono i primi sensi di colpa. Se sono veramente altruista come tutti dicono, perché non riesco a vederlo veramente felice? Perché non riesco a dargli quello che vuole? Mi capita ogni tanto di leggere nei suoi occhi una nostalgia che mi fa paura. Ma a pensarci bene è la mia mente a farmi più paura. Perché mi ritrovo a volergli dare ciò che desidera, però non lo faccio, perché se quel che desidera lo porta via da me, allora no. Per me è impossibile. Ed ecco qui che non sono più la ragazza della porta accanto che ha sempre un bicchiere di zucchero per tutti, ma se ne vede bene dal darlo via così. E Lui è insieme la signora senza zucchero e lo zucchero stesso. Quello a cui serve qualcosa e quel qualcosa. Sono capace di rendergli anche la mia vita ma se lui è la mia vita, come posso lasciarla in mano ad altri? Lui sarebbe felice se non avesse limiti di libertà, se potesse continuare qualcosa che ha lasciato e che lo ha reso felice più di ora. Ma come faccio? E io che gli rimprovero di non saper rinunciare a niente se non ad un allenamento. E io? Così facendo lo rendo felice? Direi di no… ed ecco qui signori miei! Vi presento l’Atrocita egoista! Perché ha bisogno di Lui per andare avanti ora, ma se ne frega di quello di cui Lui ha veramente bisogno. E ci sono momenti in cui penso di farla finita, di dire che tra noi non funziona. Così magari tempo un mese e si scorda tutto, torna alla vita di prima senza costrizioni. Ma poi non ho le palle per farlo. Meglio egoisti e contenti che altruisti e disperati. È sempre via mentre invece io lo vorrei insieme a me il fine settimana, come facevamo un tempo: “Il sabato è il nostro”. Così come lo erano tutti i sabati passati. Ed ora? Ora no. È sempre a giocare. E mi sento sola. Eppure ci vediamo. Dormiamo insieme, facciamo l’amore, ci divertiamo. Qual è allora il problema? Non lo so… tempo fa meditava di tornare in acqua. La mia risposta: tu torna e finisce qui.

Da una così cosa ci si può aspettare? Io credo niente.

Mi correggo: niente di positivo.

E la paura avanza, giorno dopo giorno. E sono sempre nervosa, e quindi anche lui. Ma vederti portar via qualcuno non è sempre una cosa facile. Ma che vita è una vita in cui bisogna soffrire, in cui c’è bisogno sempre di scegliere? Ed ora, dopo i miei ultimi capricci, ha deciso che il prossimo anno non frequenterà lo sport di ora. Faremo qualcosa insieme, perché sa che ho rimandato il nuoto per stargli il più vicino possibile. Ma ci riesco? È veramente quello che voglio?

So per certo che tra poche ore, quando ti sveglierai, accenderai il pc e leggerai quello che ho appena scritto. So che ti arrabbierai, perché tu sei felice così, perché me lo dici sempre, e perché io non ci credo mai. Ma vorrei che sapessi che in questi 19 anni sei tra le 3 cose belle che mi sono capitate davanti. E per questo non voglio perderti. Perché sei rimasto solo tu. Le altre 2 sono svanite lasciando un vuoto che brucia ogni giorno e non smette mai. Ti amo Simone.

Ma tanto so che sai anche questo.

 


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