Archivio per ottobre, 2008

°°°° NON SONO FIGLIA DELLA LUCE °°°°

Posted in Senza categoria on 29 ottobre 2008 by AtrocitA Hyde

E torno a scrivere ora che piove, ora che ho bisogno di me, di sta sola con me stessa. E forse mi basterebbe poco per trovare la tranquillità lasciata alla fine di un paio di mesi fa. È tutto diverso. Ma non si tratta dei 20 che si avvicinano, non si tratta dell’università, di una vita più autonoma. Si tratta di una pace interiore che non c’è, di un caos, di un nuovo uragano. Non c’è rabbia, non c’è rancore in me. Ma solo la voglia di tornare a sorridere come prima. Solo la voglia di guardarlo e pensare che forse si, è possibile una vita con lui. E invece no, ora come ora è difficile. Troppe paure, incomprensioni di giorno in giorno sempre più presenti. Libertà negate e gelosia allo stato puro. Non so se la colpa è mia, delle mie angosce o solo del suo modo di esporsi. Fa di tutto per farmi star bene ma non ci riesce, non del tutto. Anche questa mattina, appena alzati, discussione.

E ora che piove, ora che dovrei aver paura come sempre dei tuoni, li ammiro, gli chiedo la stessa forza, e li invoco come dei, come forze potenti. Letter to Dana O come l’oscurità nella quale sono avvolta ora. Mi sento parte di essa. Di nuovo il momento conversione al noir. Io ci provo a sorridere, ad essere allegra. Ma forse non mi compete. Quello lo lascio ai figli della luce, non alla regina delle tenebre. Per questo dicono che servono le amiche. Ma pare che non sia proprio così. Anche perché non fanno altro che parlarmi di loro, dei loro cazzo di problemi. E non capiscono che ogni tanto se chiudono la bocca sarebbe meglio. C’è chi dovrebbe tacere per sempre e chi basterebbe poco. Ma niente, non lo capiscono. E allora si va avanti. Poche parole dette al vento ora, tante scritte su fogli di carta. Forse parole senza senso, di certo non per me. Shy canzone meravigliosa. Intorno a lei gira il suo mondo, intorno al suo sguardo. Timidezza, incapacità di parlare davanti a lei. Chissà cosa ferma il suo essere ogni volta? O forse non si ferma affatto. Sono io a mettere il muro. Maledizione. Perché ciò che è stato prima non può essere ora? Eppure non chiedo tanto. Non chiedo la Luna, non chiedo le stelle. Perché? È incredibile. Momenti di estrema contentezza dilagano in pianti silenziosi Still loving you quei momenti in cui vuoi restar sola ma ti è impedito. Momenti in cui vuoi solo ascoltare la musica, lasciar fuori paure, sentimenti, tutto. Anche te stessa. Quei casi in cui incontri di nuovo la tua vera natura. E non puoi farlo dopo. Come le apparizioni, poche e rare. Sono distrutta dai continui litigi, dai continui attacchi di malinconia. Attaccata al passato con lui. Il resto è fuori. È impossibile tornare indietro? Non è impossibile… basta solo la buona volontà. Ma pare mancare. Cerco di essere quello che vuole che io sia. Ma forse è proprio questo che non devo Tallulah fare. La ragazza perfetta non esiste. Quella che sorride sempre e comunque. Quella che è sempre felice. Io la felicità non la conosco. Io conosco la contentezza, pochi i sorrisi veri. Tanto buio e tante maschere. Attrice? No… pura e semplice sopravvivenza. Sono le 21.40. e non chiama. Le partite a carte, poi quelle con gli amici alla play. Ora, un secondo dopo. Squilla il telefono. Solito tono di quando sa che non sono contenta. Tutti che cercano di tirarmi su di morale. Nessuno capisce che non serve a nulla e che, anzi, è più fastidioso questo loro modo di fare che qualsiasi altra cosa. Come continuare a chiedere le stesse cose quando già si sanno le risposte. Mi chiedono se sono arrabbiata. Ma non è rabbia. È qualcosa di insopportabile, come un serpente che striscia dentro e si avvinghia ad ogni organo. E ogni tanto senti il dolore della morsa dei sui denti, e quel veleno che si espande. Finisce tutto, lui ti lascia per poi tornare e colpire ancora Too bad e fa sempre più male. Però è grazie a tutto questo che ritrovo la carica. O più che carica la scarica elettrica che alimenta tutta me stessa. Ora ho voglia di uscire, di spaccare tutto. Di montare in macchina, correre e correre. Musica alta, pioggia, fulmini e solo io nella macchina. Contro un muro, fermare tutto con un colpo solo. Ed ora lei, che mi tiene attaccata a se come un pupazzo anti paure. E io che voglio solo parlar con lui, con le amiche, ma che non posso. Perché lei è piccola ancora, ancora non riesce, ancora non sa. Ma non si sta parlando di una bambina. Si parla di una ragazza. E di me. che cerco di ritagliare del tempo nella mia giornata ma che non posso, perché non concesso. E allora va bene. Che sia come vogliono loro. Che sia come decidono di organizzare la festa. Che sia tutto. Ma lasciatemi piangere nel mio silenzio.