°°°° LA STANZA – CAP.1 °°°°

Simone non crede che io possa scrivere qualcosa di un po’ più “personale”…ebbene…eccone una parte, forse l’ultima, forse la prima di una lunga serieJ

 

È piuttosto tardi e io non so che fare. Non ho sonno. O meglio, sono stanca ma non riesco a dormire. C’è un pensiero che mi frulla in testa, un qualcosa alla quale non posso fuggire. Un sogno. E se sognando avessi visto ciò che mi accadrà più in la? Non è proprio una bella cosa, se fosse veramente così. Il sogno mi lascia un po’ perplessa. Forse perché qualche ora fa parlavo di questo ambiente godereccio con Davide, altrimenti non vedo altre spiegazioni. Mi rivedo stesa, a pancia in giù, su un letto ad una piazza e mezza, con dei lenzuoli chiari, color carta da zucchero oserei dire. Un ventilatore che gira, sul soffitto madido di sudore anche lui. Un’aria pesante avvolge il mio corpo, la rossa tondetta, con qualche chilo in più. Stanza piccola. Pochi squarci di luce penetrano nella stanza semi buia. Nuda, completamente nuda, che gioco con una margherita piccola e fragile fra le mani, e intanto, le gambe piegate a stendere i muscoli e i gomiti piantati sul materasso, con un’aria spensierata, sorrido gioco e mi comporto come una bambina viziata. I capelli mi scendono lungo la schiena segnata da piccoli specchi lucidi. Mi dovrei fare una doccia ma non ne ho voglia. Voglio restare ancora qui, a giocare con il fiore. So che devo prendere le mie cose e andare via il più presto possibile, ma qui sto bene, non ho voglia di tornare alla mia vita. Poche finestre nella casa piccola, un appartamento di pochi metri quadrati, forse 50, 55. Le pareti solo a guardarle mi fanno ribrezzo, ingiallite, come a rimarcare che quella è solo una stanza dove si consuma la vita. Una semplice stanza di un motel sulla strada. Penso. Eppure no, non è un motel. È un appartamento sudicio in cui è palese la mancanza di una donna. Sarei quasi tentata di abbandonare tutto e stare qui.

– Baderei io a tutto. Alla carta da parati, alle stanze, a rassettarle. E anche a cucinare. Che ne pensi?

– No. E lo sai. – con aria scocciata l’uomo gira per la stanza, prende una redbull, si siede sulla sedia di legno con il cuscino verde ammuffito.

– Uff… – sbuffo, non mi volto neppure a guardarlo negli occhi. in quegli occhi azzurri, profondi e chiari come il ghiaccio. So che mi tormenterebbe ancora per un’ora, forse due. Ma lo vedo, con la coda dei miei che si alza, nudo, con la sua mascolina virilità li, dietro di me, che mi passa accanto, per poi gettarsi sul divano a molle, vecchio, con i cuscini sporchi e ingialliti.

– Perché non la pianti e non torni dal tuo, di uomo, è? O forse non ti soddisfa, non ti rende felice come vorresti? – lo dice con un ghigno provocatorio, di sfida. Sa perfettamente che ho voglia di qualcosa di più fresco, sempre di nuovo. E al momento sa che solo lui è in grado di darmelo.

In silenzio, sempre sorridente ma con un velo di malinconia nei miei occhi, incasso il colpo, strappando via i petali soffici e delicati della margherita. Amo mio marito. Ma è più grande di me di testa. Pensa un po’, ci siamo conosciuti in una biblioteca. Io che per prendere un libro ne ho fatti cadere 3, proprio davanti a lui e al suo gruppo di studio. Che buffa che ero li! Con quella stessa aria da bambina innocente con la quale avevo attratto a me quest’uomo, un po’ più grande, così misterioso e solo. Ho sempre pensato così. E lo penso ancora. Penso che non sappia amare una donna per la sua troppa voglia di libertà. Così fuggitivo, quasi ricercato, da non lasciare niente di se. Il rumore del suo scatto e della lattina che cade a terra mi fanno tornare in me, alla situazione in cui mi ero cacciata.

– Che fai? Hai visto qualcosa? – gli grido, perché tanto oramai è nella cucina, con il frigo aperto.

– Guarda che non è un castello questo. Che cazzo ti urli? – con la mano poggiata sullo sportello del frigo, aperto davanti a lui, cerca qualcosa, senza rendersi conto che non c’è nulla da mangiare li dentro. Lo osservo mentre chiude il frigorifero, e noto con piacere che la sua virilità si è ridotta a ben poco. Così sorrido.

– Che c’hai da ride? – con quella sua aria arrabbiata che nasconde la vergogna che prova, mi guarda, abbassa lo sguardo sul suo membro tornato solo un ammasso di pelle e muscoli flosci. Stranamente ridacchia e viene verso di me, che sono ancora con i gomiti piantati nel materasso. Ho abbassato le gambe però.

– Ahh..! Sei freddo! Leva ‘ste mani dai! – un brivido di freddo piacere mi scorre nella spina dorsale, lungo tutta la schiena.

– Guarda te o! Sei tutta fradicia! –

– Guarda che pure te non sei da meglio, puzzi di sudore, o di vecchio, come la roba che sta qui dentro? – questa volta sono io che lancio la sfida. In fondo ci ricordiamo l’un l’altra della pura e semplice realtà. Un uomo che pensa a tutto fuorché a giocare con me, sempre pronto a fuggire in ufficio con quei computer. Così vecchio dentro che ancora porta i pigiami blu a quadri. L’uomo che mi ama col cuore, che poche volte mi ha amata col corpo. E un monolocale nella periferia di Roma, in pessime condizioni, mobili vecchi e sporchi, arrugginiti, dove anche l’aria e la luce sono vecchie. Il buio della notte tende ad ingrigirsi giorno dopo giorno. L’unica fonte di gioventù li sono io. Io e le mie culottes, sempre così colorate e accese, ogni volta. Per ogni incontro. Si siede sul letto, mi sfiora con il palmo della mano, grande e dura rispetto a quella di mio marito, la caviglia. Di scatto ritraggo la gamba nascondendola sotto il ginocchio dell’altra. Continua ad accarezzarmi prima la coscia, poi l’anca e il fianco, morbidi, come piacciono a lui.

– Ei…dai…- ridacchio un po’ come piace a lui, con quella nenia che tanto lo aggrada, che lo stimola, che lo libera dai pensieri e dai problemi di ogni giorno, invitandolo però a continuare. E infatti non arresta la sua dolce danza verso il piacere. Arriva sulla schiena, la bacia con le labbra morbide e carnose, sfiora con la punta della lingua ogni centimetro, non gli sfugge nulla. Con una spinta mi sale sopra, congiunge le sue mani alle mie e ne estrae il piccolo fiorellino.

– Ma guarda come lo hai ridotto, poverello… – mi sussurra all’orecchio sinistro, con una voce calda, rassicurante che mi fa quasi sentire in dovere di dargli spiegazioni sul perché l’ho ridotto così.

– Guarda tu come hai ridotto me, piuttosto. Non posso capirti, non posso amarti, non posso stare con te, non posso far nulla. – mi giro e lo guardo negli occhi. La mia pelle chiara si scontra con la sua perennemente abbronzata, che ora che luccica di sudore sembra ancora più scura. Gli zigomi marcati, quella barba che è cresciuta un poco. Tutto di lui mi fa impazzire. Lo guardo, lo bacio di sfuggita e mi perdo sotto il peso del suo corpo, che riprende immediatamente forza e vigore. Una mano sotto il mio collo, intrecciata con i quasi ricci dei capelli umidi appiccicati alla fronte. L’altra che scorre lenta, lungo tutto il braccio sinistro, mi passa sulla spalla, continua a baciarmi e io ferma immobile, come sempre. Mi sfiora l’incavo che crea l’ascella col seno, prosegue indugiando sul capezzolo turgido, ci gioca. Prende il seno e lo racchiude nel palmo della mano, lo tocca, lo preme. Mi carezza l’ombelico, ci gioca, mi fa il solletico. E ancora, con un po’ più di intensità nel bacio, scende giù, giocando con i peli ricci e scuri del pube, quei peli che non tolgo mai e che a lui piacciono tanto. Ancora ci gioca e con l’indice si fa strada nel mio sesso umido e caldo, come la madre terra. Tocca appena il clitoride. Una scossa. Allontana di poco il suo viso dal mio e sorride, mostrando i soliti denti bianchi.

– E questo? Ti piace vero? –

 

continua…

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: