Archivio per luglio, 2008

°°°° LA NATURA…°°°°

Posted in Senza categoria on 27 luglio 2008 by AtrocitA Hyde

Che strana che è la vita. Oggi mi ha offerto uno spettacolo impressionante dopo un inizio giornata rivelatosi pessimo. Zeus doveva essere piuttosto arrabbiato per lanciare tutti quei fulmini. Sono uscita da casa di Simone che non pioveva, non ancora almeno. Poi mi sono imbattuta in grandine pericolosamente grande, come pericolosi erano i fulmini che cadevano giù, a pochi metridall’autostrada.                                                                        

 

 

 

fulmi

 

 

 

 

 

 È stato incredibile: davanti a me i palazzi immersi in un cielo cupo ed elettrico. Semplicemente meraviglioso.

 

Ancora una volta la natura mi mostra una parte di lei mai vista. Per ora mi ha mostrato la bellezza di un arcobaleno, un tramonto confuso per un’alba, i cieli stellati, sempre diversi e sempre così uguali, sempre blu nella grande città, sempre immensamente neri nella campagna, quel grande telo nero con tanti forellini accompagnato dal canto delle cicale d’estate e da un principio di nebbia e nevischio d’inverno. Non si è dimenticata però di mostrarmi la natura dell’uomo, quella che oramai ho imparato a definire selvaggia e primitiva. Ho imparato che l’uomo combatte da sempre con i suoi demoni, è terreno fertile per le battaglie tra il Bene e il Male, un conflitto eterno del quale non può liberarsi. La storia di un uomo è la storia dell’umanità. Questo ho imparato. Probabilmente se l’uomo non avesse scoperto che i suoni fanno più male di un pugno in pieno viso, oggi non mi sentirei male, non ci sarebbero persone che soffrono di depressione. E forse avremmo continuato a reagire lanciando qualsiasi cosa ci fossimo trovati accanto. E tutto ciò avrebbe di certo incrementato il commercio, senza dubbio…

Le persone sono essenzialmente cattive, con quell’istinto primitivo che le accomuna, ci accomuna, tutte. Senza fare eccezioni. Poi però, incontri qualcuno che ti fa capire che esiste anche la categoria di chi si fa gli affari suoi e per il quale vige la regola: Mors tua vita mea. E trovo che sono quelli che sicuramente vivono meglio, con meno angosce, che dormono la notte senza pensare alla vendetta e si alzano al mattino senza aver paura di essere di nuovo preda dei cattivi. Io purtroppo non riesco ad essere così. Dormo senza pensare alla vendetta, ma vivo con la paura costante di essere ancora per una volta la preda dei cattivi.

 

 

 

 

 

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In compenso, però, pur non avendo chiuso occhio la scorsa notte, ho passato 4 giorni fantastici con Simone. Ho provato a “convivere” per più di una giornata con un’altra persona, un maschio, con le sue abitudini, in un luogo che non conosce, con le sue voglie e le sue irregolarità. È andata piuttosto bene direi. Siamo riusciti ad avere le nostre vite pur vivendone – mi piace dire – una sola. Per ora è inutile negarlo: sono i sei mesi più belli. Le uniche cose che mi preoccupano ora, a parte un particolare mio, sono i disguidi che ci sono riguardo il matrimonio e l’avere figli… e se un giorno ci ritrovassimo a vivere assieme? Dovremmo metterci d’accordo. Però chissà che uno dei due non cambi idea…

 

 

 

  

 

  

 

 

 

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°°°° LA STANZA – CAP.1 °°°°

Posted in Senza categoria on 21 luglio 2008 by AtrocitA Hyde

Simone non crede che io possa scrivere qualcosa di un po’ più “personale”…ebbene…eccone una parte, forse l’ultima, forse la prima di una lunga serieJ

 

È piuttosto tardi e io non so che fare. Non ho sonno. O meglio, sono stanca ma non riesco a dormire. C’è un pensiero che mi frulla in testa, un qualcosa alla quale non posso fuggire. Un sogno. E se sognando avessi visto ciò che mi accadrà più in la? Non è proprio una bella cosa, se fosse veramente così. Il sogno mi lascia un po’ perplessa. Forse perché qualche ora fa parlavo di questo ambiente godereccio con Davide, altrimenti non vedo altre spiegazioni. Mi rivedo stesa, a pancia in giù, su un letto ad una piazza e mezza, con dei lenzuoli chiari, color carta da zucchero oserei dire. Un ventilatore che gira, sul soffitto madido di sudore anche lui. Un’aria pesante avvolge il mio corpo, la rossa tondetta, con qualche chilo in più. Stanza piccola. Pochi squarci di luce penetrano nella stanza semi buia. Nuda, completamente nuda, che gioco con una margherita piccola e fragile fra le mani, e intanto, le gambe piegate a stendere i muscoli e i gomiti piantati sul materasso, con un’aria spensierata, sorrido gioco e mi comporto come una bambina viziata. I capelli mi scendono lungo la schiena segnata da piccoli specchi lucidi. Mi dovrei fare una doccia ma non ne ho voglia. Voglio restare ancora qui, a giocare con il fiore. So che devo prendere le mie cose e andare via il più presto possibile, ma qui sto bene, non ho voglia di tornare alla mia vita. Poche finestre nella casa piccola, un appartamento di pochi metri quadrati, forse 50, 55. Le pareti solo a guardarle mi fanno ribrezzo, ingiallite, come a rimarcare che quella è solo una stanza dove si consuma la vita. Una semplice stanza di un motel sulla strada. Penso. Eppure no, non è un motel. È un appartamento sudicio in cui è palese la mancanza di una donna. Sarei quasi tentata di abbandonare tutto e stare qui.

– Baderei io a tutto. Alla carta da parati, alle stanze, a rassettarle. E anche a cucinare. Che ne pensi?

– No. E lo sai. – con aria scocciata l’uomo gira per la stanza, prende una redbull, si siede sulla sedia di legno con il cuscino verde ammuffito.

– Uff… – sbuffo, non mi volto neppure a guardarlo negli occhi. in quegli occhi azzurri, profondi e chiari come il ghiaccio. So che mi tormenterebbe ancora per un’ora, forse due. Ma lo vedo, con la coda dei miei che si alza, nudo, con la sua mascolina virilità li, dietro di me, che mi passa accanto, per poi gettarsi sul divano a molle, vecchio, con i cuscini sporchi e ingialliti.

– Perché non la pianti e non torni dal tuo, di uomo, è? O forse non ti soddisfa, non ti rende felice come vorresti? – lo dice con un ghigno provocatorio, di sfida. Sa perfettamente che ho voglia di qualcosa di più fresco, sempre di nuovo. E al momento sa che solo lui è in grado di darmelo.

In silenzio, sempre sorridente ma con un velo di malinconia nei miei occhi, incasso il colpo, strappando via i petali soffici e delicati della margherita. Amo mio marito. Ma è più grande di me di testa. Pensa un po’, ci siamo conosciuti in una biblioteca. Io che per prendere un libro ne ho fatti cadere 3, proprio davanti a lui e al suo gruppo di studio. Che buffa che ero li! Con quella stessa aria da bambina innocente con la quale avevo attratto a me quest’uomo, un po’ più grande, così misterioso e solo. Ho sempre pensato così. E lo penso ancora. Penso che non sappia amare una donna per la sua troppa voglia di libertà. Così fuggitivo, quasi ricercato, da non lasciare niente di se. Il rumore del suo scatto e della lattina che cade a terra mi fanno tornare in me, alla situazione in cui mi ero cacciata.

– Che fai? Hai visto qualcosa? – gli grido, perché tanto oramai è nella cucina, con il frigo aperto.

– Guarda che non è un castello questo. Che cazzo ti urli? – con la mano poggiata sullo sportello del frigo, aperto davanti a lui, cerca qualcosa, senza rendersi conto che non c’è nulla da mangiare li dentro. Lo osservo mentre chiude il frigorifero, e noto con piacere che la sua virilità si è ridotta a ben poco. Così sorrido.

– Che c’hai da ride? – con quella sua aria arrabbiata che nasconde la vergogna che prova, mi guarda, abbassa lo sguardo sul suo membro tornato solo un ammasso di pelle e muscoli flosci. Stranamente ridacchia e viene verso di me, che sono ancora con i gomiti piantati nel materasso. Ho abbassato le gambe però.

– Ahh..! Sei freddo! Leva ‘ste mani dai! – un brivido di freddo piacere mi scorre nella spina dorsale, lungo tutta la schiena.

– Guarda te o! Sei tutta fradicia! –

– Guarda che pure te non sei da meglio, puzzi di sudore, o di vecchio, come la roba che sta qui dentro? – questa volta sono io che lancio la sfida. In fondo ci ricordiamo l’un l’altra della pura e semplice realtà. Un uomo che pensa a tutto fuorché a giocare con me, sempre pronto a fuggire in ufficio con quei computer. Così vecchio dentro che ancora porta i pigiami blu a quadri. L’uomo che mi ama col cuore, che poche volte mi ha amata col corpo. E un monolocale nella periferia di Roma, in pessime condizioni, mobili vecchi e sporchi, arrugginiti, dove anche l’aria e la luce sono vecchie. Il buio della notte tende ad ingrigirsi giorno dopo giorno. L’unica fonte di gioventù li sono io. Io e le mie culottes, sempre così colorate e accese, ogni volta. Per ogni incontro. Si siede sul letto, mi sfiora con il palmo della mano, grande e dura rispetto a quella di mio marito, la caviglia. Di scatto ritraggo la gamba nascondendola sotto il ginocchio dell’altra. Continua ad accarezzarmi prima la coscia, poi l’anca e il fianco, morbidi, come piacciono a lui.

– Ei…dai…- ridacchio un po’ come piace a lui, con quella nenia che tanto lo aggrada, che lo stimola, che lo libera dai pensieri e dai problemi di ogni giorno, invitandolo però a continuare. E infatti non arresta la sua dolce danza verso il piacere. Arriva sulla schiena, la bacia con le labbra morbide e carnose, sfiora con la punta della lingua ogni centimetro, non gli sfugge nulla. Con una spinta mi sale sopra, congiunge le sue mani alle mie e ne estrae il piccolo fiorellino.

– Ma guarda come lo hai ridotto, poverello… – mi sussurra all’orecchio sinistro, con una voce calda, rassicurante che mi fa quasi sentire in dovere di dargli spiegazioni sul perché l’ho ridotto così.

– Guarda tu come hai ridotto me, piuttosto. Non posso capirti, non posso amarti, non posso stare con te, non posso far nulla. – mi giro e lo guardo negli occhi. La mia pelle chiara si scontra con la sua perennemente abbronzata, che ora che luccica di sudore sembra ancora più scura. Gli zigomi marcati, quella barba che è cresciuta un poco. Tutto di lui mi fa impazzire. Lo guardo, lo bacio di sfuggita e mi perdo sotto il peso del suo corpo, che riprende immediatamente forza e vigore. Una mano sotto il mio collo, intrecciata con i quasi ricci dei capelli umidi appiccicati alla fronte. L’altra che scorre lenta, lungo tutto il braccio sinistro, mi passa sulla spalla, continua a baciarmi e io ferma immobile, come sempre. Mi sfiora l’incavo che crea l’ascella col seno, prosegue indugiando sul capezzolo turgido, ci gioca. Prende il seno e lo racchiude nel palmo della mano, lo tocca, lo preme. Mi carezza l’ombelico, ci gioca, mi fa il solletico. E ancora, con un po’ più di intensità nel bacio, scende giù, giocando con i peli ricci e scuri del pube, quei peli che non tolgo mai e che a lui piacciono tanto. Ancora ci gioca e con l’indice si fa strada nel mio sesso umido e caldo, come la madre terra. Tocca appena il clitoride. Una scossa. Allontana di poco il suo viso dal mio e sorride, mostrando i soliti denti bianchi.

– E questo? Ti piace vero? –

 

continua…

 

 

°°°° POSSO ESSERE IO °°°°

Posted in Senza categoria on 17 luglio 2008 by AtrocitA Hyde

È da un po’ che non scrivo qualcosa di sensato su questa carta elettronica. Ora però ho l’ispirazione, la musica giusta e voglia di farlo, i negramaro come sottofondo, canzoni pulite, voce piacevole da ascoltare, qualcosa di piacevole, che mi apre il cuore e mi chiude gli occhi. Gli occhi persi in quelli di Simone, gli stessi dei quali si è innamorato quasi 6 mesi fa, poco più poco meno. Ultimamente mi è capitato di ricevere delle mail in cui un ragazzo criticava malevolmente il mio modo di esprimermi, troppo banale, troppo scontato, troppe frasi brevi, insignificanti. Così ho provato a migliorare. Ma se non scrivo così non sono io, mi sento quasi costretta. Da diverso tempo sento parlare di una grande scrittrice contemporanea giapponese, Banana Yoshimoto. Ho acquistato un suo libro, H/H, poche pagine, molto significative per l’autrice alla quale è caro il tema della morte. E anche in lei, grande scrittrice di temi non distanti da noi, ho riscontrato il mio modo di scrivere. Poche parole. Molti punti.

 

Sono due giorni circa che qualcuno commenta pesantemente – e con un po’ di invidia – alcune delle foto scattate con Simone al mare, i primi di luglio. Sono stati due giorni di intense emozioni. Distanti e vicini allo stesso tempo. Eppure queste immagini, queste espressioni artistiche dell’amore non sono andate giù a chi, forse, è ancora chiuso in se stesso, tra una canna e l’altra, magari che vive rinchiuso in un pessimo quartiere. A Roma ce ne sono tanti, anche se è una delle poche città più splendide del mondo. La più importante per me, nata nella Magna Urbe e dalla quale, nonostante l’invasione di massa, non andrà mai via. Ieri notte ho ceduto alle cattiverie di questo sconosciuto. Sono crollata in una crisi di pianto, un po’ per la paura, un po’ per la mancanza di Simone, sul quale questa persona si è accanita violentemente, denigrandolo, dandogli dello stupido, del poco di buono. Continuando a leggere mi sono soffermata su alcune delle mie foto, buffe direi, perché per me il brutto non esiste. E il commento più cattivo e anche, oserei dire, più infantile, si riferiva alla mia forma fisica, a quelle che in fisica si chiamano masse, e che qui, ora come ora, vengono chiamate rotondità, ciccia, maniglie dell’amore, rotoli. Ma mai come in questo caso. Mi sono sentita umiliata, uno schifo. Ed ero ad un passo dal raggiungere un po’ di autostima, quanto basta per sorridere la mattina. Via, fiumi di lacrime, a letto e in silenzio. Poi però, questa mattina, è successo qualcosa di bello, che non mi sarei aspettata da una persona come me. Mi sono svegliata, come al solito ho controllato il cellulare, saluto la domestica e poco dopo mi metto sotto la doccia. Per eliminare i brutti pensieri, per cercare di stare meglio. Poi, però, mi sono guardata allo specchio. Nuda. E sono scoppiata a ridere. In una risata quasi isterica, lo ammetto, ma ridevo. Forse ho peccato di presunzione, e un po’ me ne vergogno. Ma l’idea di assomigliare ad una dea dell’olimpo non me la toglie nessuno. Come la Venere di Tiziano, la Venere di Giorgione. Donne in carne, capaci di attrarre e sedurre uomini di tutti i tipi. Come loro attraggo, come loro non sono bellissima. E oggi, dopo la doccia liberatoria, ho ripreso in mano un po’ di coraggio, ricordando il buon senso, ho indossato un vestito di jeans che non mettevo da secoli se non di inverno, con le calze pesanti e la maglia a manica lunga. La scarpa più alta del solito, un filo di trucco, capello sciolto e via. Sono uscita con il sorriso stampato sulle labbra, come Bell nel film “La bella e la bestia”. Sembra quasi avessi riscoperto una ragazza che avevo dimenticato. Quella solare, a volte, quella che nasconde tutto e lascia intravedere poco di se. Sembrava che avessi riscoperto tutti gli odori della strada, dall’asfalto caldo della strada al sampietrino bagnato, dall’odore della stoffa vecchia del tappezziere sotto casa a quello dei mobili invecchiati di “Anticaja e Petrella”, dall’odore dei giornali, all’odore del ristorante che cucina cipolle, all’odore dell’anguria fresca, appena tagliata, così zuccherosa, una via per tornare bambina, quando in spiaggia, ad Ostia, tutti i piccoli mangiavano un po’ del cuore del cocomero, e poi correvano a sciacquarsi il viso, tutto appiccicoso. Sembrava tutto meraviglioso, tutto limpido e pulito. Anche il caldo sembrava essere meno torrido, e la discussione con Simone del giorno prima sembrava esser svanita nel nulla, dileguata, come le piogge estive, via in un lampo. Poche gocce per riavere il cielo limpido e l’odore di erba bagnata che sale nel naso.

 

Ora sono a casa, davanti ad un monitor che illumina la stanza buia e fresca…

°°°° E SE…°°°°

Posted in Senza categoria on 10 luglio 2008 by AtrocitA Hyde

O mammamia…la gente non si regola…a parte il tizio che vabbè mi lascia commenti del tipo: ao! Quanto me fai arrapà così; però non è possibile…cioè, più “ per sbaglio” capito li sopra e più ne leggo…cioè, ma che devo fare? Lasciare un messaggio a tutte con su scritto: non v’azzardate a guardarlo che già mi pare troppo?

Io sto uscendo fuori di senno…non è possibile…mai stata gelosa. E ora? Tutto assieme…che cosa brutta…la gelosia è quel sentimento che tiene accesa la relazione bene o male, quelle paure che nascono se non verrà all’appuntamento, se quella sera che uno dei due sta male l’altro esce e va a divertirsi, si veste ancora meglio di quando sta con l’amore, e mi dico: se non fossi innamorata sarei così gelosa? Non mi è mai importato più di tanto degli altri perché bene o male non è che fossero tutto questo gran ché. Ma qui le cose cambiano. Simone è bello, intelligente, mi fa vivere la vita diversamente… e se perdessi tutto questo? E se un giorno, camminando per strada, lo incrociassi con un’altra che non sono io, magari durante quelle maledette pause di riflessione? E poi, una rivale? La pallanuoto. Non tornerà mai da lei, non a livello intenso almeno, questo me lo ha detto, però ci pensa sempre. E se non tornasse magari si porta dietro questo fardello, il fatto di non aver continuato ciò che più gli piace. Questo ci allontanerà e lui lo sa…però in fondo se non fossi gelosa, proverei lo stesso quel brivido lungo la schiena quando vedo i minuti di ritardo, quando non squilla il cellulare, quando so che è fuori, in mezzo a tante belle ragazze che lo guardano…sarei davvero innamorata pazza di lui?

°°°° PANNA E FRAGOLE? NON SERVONO A NULLA °°°°

Posted in Senza categoria on 5 luglio 2008 by AtrocitA Hyde

Comincio ad odiare tutto. Panna e fragole? Lasciate perdere, non funzionano. Che poi voglio dire, si fa di tutto per credere, per cercare la verità. E ma porca puttana! Davanti agli occhi mi si presentano certe cose! Sarò io troppo attaccata, sarò io troppo negativa, e però… pare che lo fate apposta. Ma tanto prima o poi vedrete come faccio sparire le stelle dal cielo! Che poi non è nemmeno per questo che passo il sabato sera come le vecchie, a casa, e invece delle parole crociate faccio un puzzle. Ridicolo, non trovate? Io si, dato che avrei dovuto passare una notte con lui. Mi scapicollo dall’umbria, tutto pronto tutto perfetto, mia mamma che mi cede la sua stanza da letto e invece no…fai così, non lo so, che famo? Io un’idea ce l’avrei, ma non so se è quella giusta, quindi la tengo per me. Ma certi casini! Che poi chiamo, e una voce femminile mi prende per il culo. Ma voglio sapere… MA IO TI PAGO PER PRENDERMI PER IL CULO? A questo punto penso di si, tanto ho pagato pure per altro, 5 euro in più non mi cambiano la vita. Ma almeno che sia tutto regolare! E invece no. Giuro che solo Alice (no, PONTE, non sei tu), una ragazzina odiosa, stupida e abbastanza stronzetta fino ad ora mi aveva tolto la voglia di fare un puzzle. Ahah! Abbiamo anche un’altra concorrente! La situazione scomoda, odiosa, equivoca emiserveunpapiroperdescriverla concorre per farmi odiare il puzzle. Pare che al momento sia in netto vantaggio…